La Tempesta
Fosco è l’orizzonte
spaventoso il frastuon
che si ode nella valle
provenir dal ciel.
In un crepitio un fioco sussulto,
umide voci sussurrano
e la foresta teme e geme
all’imperversar funesto
del vento tra le frasche.
Gorgoglio continuo del fiume impazzito,
applaude orgogliosa la pioggia,
mormora esausta la terra,
scalpita la grandine sulle fradice rocce,
penetra il gel e cala la notte,
s’accendon’ le torce,
sul fango scivoloso rintoccan’ le fredde gocce,
un bagliore illumina l’alto,
rimbomba tra le nubi lo schianto,
e ancora una luce le squarcia e rifulge:
una grossa bocca a sovrastar il ciel’ ora si scorge,
e trema la terra allo scoppiar tremendo del tuon.
Ondulano tempestose le alte cime ai cipressi,
col vento giocano increspandosi gli arbusti affannosi.
Nelle tane gli animali al riparo
e nelle tiepide case i bambin’
co’ palmi premuti su’ vetri
innalzan’attenti gli sguardi atterriti
a questo teatro.
E strillan
le trombe del cielo,
urla la natura
la sua ira furiosa,
mentre rintoccan
pesanti le ore sul cerchio
allo scorrere lento del tempo.

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